Autobiografia

Al01[…se interessa, qui c’è il CV…]

Sono nato a Firenze il 10 dicembre 1962, primo di tre fratelli maschi. Secondo la migliore tradizione locale, ho trascorso la maggior parte della mia esistenza in esilio, segnatamente nella grande meretrice (Roma), dove ho fatto le medie e il liceo classico (al Dante Alighieri), e dove tuttora vivo (di passaggio). Ero un tipo tranquillo, come si dovrebbe intuire dalla foto. A 16 anni sono entrato in conservatorio (flauto traverso), e alla fine del classico avrebbero desiderato che mi iscrivessi alla Normale (dalla quale vengono illustri amici vostri e miei, come Giacché). Io preferii iscrivermi a villa Mirafiori, e, soprattutto, preferii lasciar perdere, non prima di essermi letto Diogene Laerzio in greco nella classe di Giannantoni, ma dopo l’attenta lettura della seconda Considerazione inattuale di Nietzsche (che vi consiglio, anche se Vladimiro non è d’accordo; tuttavia io non sono un filosofo ma… la colpa è sua perché si dimentica sempre di portarmi questo). Sostenni quindi l’esame di Storia delle dottrine economiche, col prof. Finoia, dove carpii un 28 a un ricercatore che poi sarebbe diventato mio collega di dipartimento, il prof. Eusepi, fingendo, con molta dignità, di aver capito qualcosa di Produzione di merci a mezzo di merci.

Ho quindi studiato economia, sempre alla Sapienza, concentrandomi sugli esami di matematica e statistica, e laureandomi in Econometria con Francesco Carlucci. Ho poi proseguito, prendendo il dottorato in Scienze Economiche nel 1993, con una tesi sulla sostenibilità del debito pubblico italiano (relatore, sempre Carlucci). Sono entrato in ruolo nel 1996 come ricercatore in Econometria. Fra le mie prime pubblicazioni, il primo modello aggregato dell’economia europea apparso su rivista accademica (sviluppato con il mio relatore, Carlucci). Ho poi lavorato con Stefano Manzocchi, mio insegnante di Economia Internazionale al dottorato, col quale ho approfondito il tema della mobilità dei capitali nei paesi in via di sviluppo, confutando il paradosso di Feldstein-Horioka. Sempre con Stefano abbiamo studiato il tema, allora piuttosto esoterico, delle determinanti delle crisi di bilancia dei pagamenti, dando una definizione empiricamente rigorosa di sudden stop, basata sui cambiamenti di struttura del saldo delle partite correnti, e studiandone la relazione coi fondamentali (un saggio citato niente meno che da Pier Carlo Padoan sulla Review of International Economics – sossoddisfazzzzioni).

Nel frattempo quest’ultimo tema è diventato centrale nell’analisi della crisi dell’Eurozona, in parte anche grazie al mio libro sul Tramonto dell’euro, le cui tesi sono ormai riconosciute come valide anche dal mainstream che tanto ha fatto per censurarle. Il relativo successo del mio lavoro di divulgazione, che verosimilmente vi ha portato qui, dipende insomma anche dal fatto che so di cosa parlo.

Dal 2005 sono professore associato di Politica economica presso il Dipartimento di Economia dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara, dove tengo corsi di Politica Economica e di Economia e Politica della Globalizzazione. Ho indirizzato la mia ricerca verso quest’ultimo tema, prima occupandomi della crescita della Cina e del ruolo della Cina nell’economia globale, organizzando anche una conferenza internazionale sul ruolo dei distretti industriali nella crescita italiana e cinese, i cui lavori più significativi sono stati pubblicati dalla più importante rivista accademica del settore. Mi sono poi rivolto allo studio della relazione fra commercio e crescita (in una prospettiva post-keynesiana) e della relazione fra deficit pubblico e deficit estero (ad esempio, nei paesi OCSE).

Sono ricercatore associato (chercheur associé) al Centre de Recherche en Economie Appliquée à la Mondialisation (CREAM) dell’Università di Rouen, dove studio sempre le relazioni fra crescita e sostenibilità del debito estero, ma con riferimento alle economie emergenti (in particolare, quelle in transizione e quelle asiatiche).

Sono membro del comitato direttivo dell’International Network for Economic Research (INFER), con delega alla conferenza annuale, che ho organizzato nel 2014 a Pescara. Ho organizzato con INFER un seminario sulla crisi dell’Eurozona, curando il numero speciale con i lavori più rilevanti (fra i quali la prolusione di Roberto Frenkel e l’articolo di Boltho e Carlin sulle asimmetrie dell’Eurozona), e un seminario sulle asimmetrie europee, cui ha partecipato fra gli altri Lars Feld, consigliere del governo tedesco.

Sono visiting fellow del Centre for Globalisation Research della Queen Mary University of London.

BAGNAIHo pubblicato su China Economic Review, Open Economies ReviewApplied Economics, Economic Modeling, Energy Policy, Cambridge Journal of Economics, International Review of Applied Economics, e altre riviste nazionali e internazionali. Ho curato come guest editor numeri speciali di Comparative Economic Studies e China Economic Review, ho scritto saggi in volumi editi da Routledge e Palgrave McMillan, sono referee per diverse riviste scientifiche, ho partecipato (e sto partecipando) a Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale, ho organizzato conferenze internazionali (o sono stato nel loro comitato scientifico), e ho preso parte a molte di esse (in Austria, Francia, Portogallo, Irlanda, Cina, Regno Unito,…). Cliccando sulla voce “Ricerca” del menù potrete avere informazioni più complete sulla mia attività scientifica, ma quanto precede dovrebbe bastare a farvi capire che mediamente finché parlo di debito e crisi so più o meno di cosa sto parlando (nei miei scritti troverete infiniti esempi di persone che non lo sanno).

Forte di questo retroterra culturale, non eccelso, ma comunque sopra la mediana, ho avviato nel 2011 un’attività di divulgazione sulla crisi dell’Eurozona (iniziata in effetti un po’ prima), che mi ha portato ad aprire il blog Goofynomics. Nel 2015 Goofynomics è stato acclamato miglior sito di economia dalla Festa della Rete, dopo che per due anni consecutivi era stato secondo in Italia solo al Sole 24 Ore (non commento l’evidente sproporzione di mezzi – sia quelli finanziari che quelli intellettuali – al servizio dei due progetti). Il successo del blog segue quello de Il tramonto dell’euro, testo uscito nel novembre 2012, che ha posto le basi per un dibattito serio e informato sulla crisi (ruolo che gli è stato riconosciuto con il conferimento del Premio Canova di Letteratura Economica e Finanziaria per il 2013). Successo ulteriormente consolidato da quello del mio secondo saggio sulla crisi, L’Italia può farcela, uscito nel novembre 2014. Ma questo, se siete qui, probabilmente lo sapevate.

Questa attività di divulgazione, avvicinandomi alle curiosità e alle preoccupazioni di tanti cittadini, ha dato un ulteriore impulso alla mia attività di ricerca. In particolare, mi ha spinto a costituire un’associazione culturale, a/simmetrie, che mi ha permesso di coinvolgere ottimi colleghi, e di finanziare ricerca indipendente (e che ha bisogno del vostro sostegno), per diffondere in modo più efficace una visione scientificamente corretta della crisi, in un periodo nel quale l’università è soggetta, prima e peggio di tanti altri settori, a tagli indiscriminati, il  che, per inciso, comporta che la ricerca scientifica sia governata dagli interessi dei privati, e in particolare, in campo economico, da quelli delle grandi banche. Non stupisce che economisti pagati dalla Bce continuino a dirci che l’euro va bene! Stupisce però che nessuno si accorga che sta chiedendo all’oste se il vino è buono…

Nel quadro di a/simmetrie, e rispondendo agli stimoli dei miei lettori, ho affrontato con interesse e soddisfazione nuovi temi di ricerca, come ad esempio la dinamica del prezzo dei carburanti (il famoso prezzo della benzina che crescerebbe di sette volte sette in caso di svalutazione), pubblicando sulla più importante rivista mondiale nel campo uno studio sull’impatto di costo del barile e svalutazione del cambio. Sapete, ho un io fragile: quando un inutile idiota mi confuta, per ritrovare un minimo di autostima devo trovare l’approvazione di docenti di Harvard o dell’Imperial College (che me la danno).

Basta poco, che cce vo’?

È appena il caso di notare che le previsioni di questo e altri miei lavori, a differenza di quelle di tanti opinionisti superficiali o corrotti, si sono rivelate attendibili. Ad esempio, da quando lo studio è stato pubblicato infatti l’euro si è svalutato di oltre il 20% rispetto al dollaro senza che il prezzo della benzina sia aumentato non dico di sette volte, ma nemmeno del 20%! Ma non è questo l’unico caso nel quale una ricerca indipendente e scientificamente fondata ha dimostrato di fornire previsioni affidabili.

Un altro esempio viene dal progetto per l’analisi dell’impatto delle regole europee e di un eventuale scioglimento dell’euro sull’economia italiana, sempre condotto nel quadro di a/simmetrie. Questo progetto si basa su un modello econometrico pubblicato qui, col quale ho prodotto analisi sull’impatto di una svalutazione del cambio dell’euro, che trovate qui ed è poi stata pubblicata qui (vedi alla voce: “se opinionisti incompetenti e corrotti non sono d’accordo me ne farò una ragione”). Il risultato principale di questo lavoro (uscito in forma preliminare nell’agosto 2014) era che il QE di Draghi non avrebbe avuto alcun effetto tramite il canale della svalutazione dell’euro (per capire perché, basta leggerlo). Un anno dopo possiamo vedere che è così (e gli opinionisti superficiali e corrotti ci stanno arrivando).

Ma forse il contributo meno scontato e più fruttuoso di questa interazione unica al mondo fra un ricercatore e una comunità di lettori è dato dalla pubblicazione sulla International Review of Applied Economics della mia interpretazione della crisi italiana. Una interpretazione nata sulle pagine di Goofynomics il 1° maggio del 2013, e pubblicata il 17 settembre 2015 da una rivista scientifica che l’ha subito messa a disposizione gratuitamente, avendo visto l’interesse che suscitava non solo nei miei lettori, ma anche nella più influente stampa internazionale. Ormai che l’euro sia stato una causa determinante dei nostri mali lo ammette anche il Financial Times. Posso dire di aver indirettamente contributo a questa maturazione.

Al02In tutto questo ho trovato il tempo di avere due figli (Er Palla e Uga) dalla stessa madre (Rockapasso), e di prendermi una triennale in maestro al cembalo a S. Cecilia (con Federico Del Sordo) e una specialistica di flauto dolce al Luisa D’Annunzio di Pescara (con Pietro Meldolesi), completando gli studi che avevo interrotto per dedicarmi a quello che avete letto sopra. Faccio ricerca anche in campo musicale, dove mi dedico alla riscoperta e all’esecuzione di musica del barocco italiano, il che, alla fine, significa che quando gli altri parlano di “giacimenti culturali” io so di cosa stanno parlando e loro no. L’ho dimostrato partecipando all’incisione delle sonate di Zuccari (al cembalo), delle cantate di Handel (al cembalo e flauto), e di quelle di Pergolesi (al cembalo e all’organo), con il gruppo Musica Perduta, del quale sono felicemente membro, per la casa discografica Brilliant (dato che, come di prassi, per veder riconosciuto il valore della ricerca italiana bisogna arrivare almeno in Olanda! Peraltro, questa cosa vale anche per la ricerca scientifica: non pubblico in Italia non perché io abbia la puzza sotto il naso, ma perché ce l’hanno le riviste italiane, quindi mi riesce più facile pubblicare all’estero, il che, in buona sostanza, è più una soluzione che un problema, visto che fa parte del conformismo italiano non solo il non pubblicare ricerche non allineate, ma anche il ritenere aprioristicamente migliore tutto quello che viene dall’estero…).

_DSC0928Svolgo con frequenza bassa ma regolare attività concertistica, ovviamente, anche questa, più all’estero che in Italia (qui accanto mi vedete a Weiblingen). Qualcosa vedete nella sezione video del sito. I concerti mi servono più che altro per non perdere l’allenamento: una volta suonavo per mio diletto, ora, senza costrizione, sarei distratto da altre cose, meno importanti, e la tecnica ne risentirebbe. Insomma: i concerti sono per me un vincolo esterno che, per dirla come l’avrebbe detta Tommaso buonanima, mi riavvicinano alla durezza del vivere, cioè alla necessità di sederti di fronte a un pubblico e arrivare in fondo a un pezzo senza fare figure di merda, e anzi, possibilmente, cercando di gestire e trasmettere emozioni, dopo che nei mesi precedenti ti sei dovuto occupare di tutt’altro.

Per fortuna non è vero che solo le donne sanno fingere…