Intervista a Class CNBC

 

Due sole osservazioni:

(1) sarebbe il caso di smettere di identificare l’Europa con l’Unione Europea e questa con l’euro, altrimenti si dicono delle lievi imprecisioni, e non si fa bella figura.

(2) sarebbe il caso di parlare solo di ciò di cui si è esperti, e non di fare i tuttologi, soprattutto se non si è intrapreso (come io ho fatto) un percorso politico che in qualche modo costringe a rispondere agli elettori su tutti i temi.

A questo proposito, rilevo che Pizzuti si è occupato di pensioni più di Daveri, e che se mi fa male un dente un onesto dentista mi torna più comodo di un Nobel per la cardiologia (ovviamente augurando al collega Daveri l’ambito riconoscimento – non il mal di denti). L’articolo di Pizzuti cui faccio riferimento nell’intervista è qui. Mi rendo conto che per alcuni può essere noioso, ma vi esorto a leggerlo.

Vedrete, ad esempio, che la pretesa “insostenibilità del sistema pensionistico perché siamo troppo vecchi” è una siderale “lieve imprecisione”: la componente IVS (invalidità, vecchiaia, superstiti) del sistema è in attivo da quasi vent’anni, e se risulta in deficit strutturale è perché le pensioni vengono contabilizzate al lordo delle imposte (che per lo stato non sono una spesa perché le trattiene, e che in altri paesi non vengono quindi contabilizzate) e perché si mette nello stesso calderone previdenza e assistenza.

Tutte cose che gli economisti sanno. Anche quelli che non le dicono, che poi sono gli stessi secondo cui Monti ci avrebbe salvato. Io, per aver detto il contrario, son diventato senatore, il che significa che forse non avevo torto, e che forse facendo esattamente il contrario di quello che ha fatto il mio doppio collega (economista e senatore) potrò contribuire al vero salvataggio del paese.

 

L’uscita dall’euro prossima ventura

Sbilanciamoci, 23 agosto 2011

Il problema non è il debito pubblico, ma il debito estero, e i paesi che mantengono la loro moneta possono cavarsela con la svalutazione. L’Unione monetaria attuale serve solo alla Germania, impone bassi salari e disciplina economica. Finirà con l’uscita dell’Italia dall’euro

Un anno fa, discorrendo con Aristide, chiedevo come mai la sinistra italiana rivendicasse con tanto orgoglio la paternità dell’euro: non vedeva quanto esso fosse opposto agli interessi del suo elettorato? Una domanda simile a quella di Rossanda. Aristide, economista di sinistra, mi raggelò: “caro Alberto, i costi dell’euro, come dici, sono noti, tutti i manuali li illustrano. Li vedevano anche i nostri politici, ma non potevano spiegarli ai loro elettori: se questi avessero potuto confrontare costi e benefici non avrebbero mai accettato l’euro. Tenendo gli elettori all’oscuro abbiamo potuto agire, mettendoli in una impasse dalla quale non potranno uscire che decidendo di fare la cosa giusta, cioè di andare avanti verso la totale unione, fiscale e politica, dell’Europa.” Insomma: “il popolo non sa quale sia il suo interesse: per fortuna a sinistra lo sappiamo e lo faremo contro la sua volontà”. Ovvero: so che non sai nuotare e che se ti getto in piscina affogherai, a meno che tu non “decida liberamente” di fare la cosa giusta: imparare a nuotare. Decisione che prenderai dopo un leale dibattito, basato sul fatto che ti arrivo alle spalle e ti spingo in acqua. Bella democrazia in un intellettuale di sinistra! Questo agghiacciante paternalismo può sembrare più fisiologico in un democristiano, ma non dovrebbe esserlo. “Bello è di un regno come che sia l’acquisto”, dice re Desiderio. Il cattolico Prodi l’Adelchi l’ha letto solo fino a qui. Proseguendo, avrebbe visto che per il cattolico Manzoni la Realpolitikfinisce in tragedia: il fine non giustifica i mezzi. La nemesi è nella convinzione che “più Europa” risolva i problemi: un argomento la cui futilità non può essere apprezzata se prima non si analizza la reale natura delle tensioni attuali.

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